I PROMESSI SPOSI. PARTE 3 - L'EPILOGO

Riassunto delle puntate precedenti:

Renzo (Stewe) e Lucia (Newts) vogliono convolare a nozze. Per farlo a Renzo serve il 30% delle presenze al corso prematrimoniale. Renzo le ha in quanto le assenze per infortunio sono conteggiate come valide.
L’ufficio Gestione Matrimoni cambia l’interpretazione della norma 14.8 del regolamento Matrimoniale e vieta la celebrazione del matrimonio.
Da qui ne nasce una disputa che coinvolge molti attori: Don Rodrigo, Don Abbondio, il dottor Azzeccagarbugli (ed il suo fedele scudiero), l’Innominato, Gabryzia (la mamma di Lucia), il Tribunale della Scarca Inquisizione, Padre Cristoforo Solmi, Marco Mengoni e altri protagonisti minori.
Renzo e Lucia decidono di convolare a nozze, convinti di essere nel giusto. Tutto ciò crea un susseguirsi di eventi: il Tribunale squalifica Renzo, Lucia fa ricorso che viene rigettato. C’è una seconda squalifica, un secondo ricorso anch’esso rigettato. Una serie di atti, memorie difensive, telefonate che rendono questa storia un vero legal-thriller.

Arriviamo quindi alla terza e conclusiva parte del nostro romanzo…
 
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Nel frattempo, l’Innominato, stanco di queste continue prepotenze, invia una segnalazione in Procura (chi la fa l’aspetti) per evidenziare il conflitto di interessi di Don R., il quale oltre che essere il Responsabile della Gestione Matrimoni è anche Presidente di una società sportiva. La stesse, guarda caso, di Marco Mengoni, squalificato per alcuni mesi ma al quale è stato concesso di celebrare il Matrimonio, in conflitto con qualsiasi principio sportivo, morale ed etico: ovvero un sistema premiante per le squalifiche. Per nascondere la polvere sotto il tappeto, o la polvere è poca o il tappeto è bello grande.
In questo caso la polvere (per usare un eufemismo) era veramente troppa e sul tappeto è inciampata la gente sbagliata…
Le finali, intanto, si disputano nel Gran Ducato di Asiago, senza però Renzo e Lucia, sostituiti dal Ducato di Legnaro, un feudo di Don R.. Durante le quali, in modo spontaneo ed improvvisato, dal popolo insorge una mite protesta capitanata da fantomatiche “maglie gialle”, che il vice del dottor Azzeccagarbugli (il quale non ha avuto il coraggio di parteciparvi), venuto appositamente dal Gran Ducato di Milano per premiare i vincitori, associa ai parenti di Renzo e Lucia, relazionando al Tribunale eventi in forma distorta, appoggiato anche da Don R. (nemmeno lui presente) il quale si inventa frasi mai dette addirittura da chi commentava gli eventi, che poi sono state puntualmente smentite ed in seguito non sono state sanzionate dal Tribunale Ecclesiastico.
Il Tribunale, venuto a conoscenza della doppia segnalazione, emette un doppio deferimento: 2 a Lucia e uno per l’Innominato, in qualità di organizzatore delle Finali.
Il dottor Azzeccagarbugli, in linea col suo carattere, smentisce davanti al Tribunale quanto detto a voce a Gabryzia, mettendo in cattiva luce tutto l’operato in buona fede di Lucia & co, con l’unico scopo di pararsi il culo.
A Gabryzia non resta che affidarsi ad un avvocato, il quale, nonostante sia consapevole che Renzo e Lucia siano dalla parte della ragione, e nonostante le testimonianze documentate che arrivano addirittura dai Gran Ducato di Viareggio e di Padova, relative a casi uguali a quelli accorsi a Renzo e Lucia, risalenti a qualche anno prima, non vede altra strada che limitare al minimo i danni.
Troppo oneroso, infatti, sarebbe cercare di fare valere le proprie ragioni contro questo sistema.
Stiamo parlando di più di 7.000 scudi d’oro, una cifra con la quale Renzo e Lucia vivrebbero serenamente per un anno intero. E, in caso la Sacra Rota del CONI desse loro ragione, non porterebbe nessun giovamento né monetario né di altra sorta. Le Finali ormai sono state giocate, gli scudi spesi per i ricorsi (ben 800) non tornerebbero in ogni caso nel salvadanaio di Lucia, le squalifiche non verrebbero tolte e nessun provvedimento sarebbe adottato né a Don R. né al dottor Azzeccagarbugli.
Cari lettori, sia chiaro che il patteggiamento di Lucia non è un’ammissione di colpa. Tutt’altro!!!
Siamo così all’epilogo del nostro ingarbugliato romanzo. Vorremmo tanto raccontarvi di una lieta fine, ma purtroppo non è così.
Gabryzia, a colloquio con il Procuratore Federale della Sacra Inquisizione, patteggia un obolo di 500 scudi d’oro (200 per Renzo e 300 per le proteste) ed il divieto a Lucia di entrare in chiesa per 60 giorni. Anche l’Innominato è coinvolto in questa disputa, che gli costa 150 scudi d’oro ed un’ammonizione.
Tutto come prima, quindi, con Don Rodrigo, il dottor Azzeccagarbugli (e vice) e Don Abbondio che anche stavolta l’hanno scampata nonostante le loro malefatte siano sotto l’occhio di tutti, tranne di chi è preposto a vigilare sul loro operato. E con tutto il popolo e tutti i Gran Ducati che disputano i campionati che, seppur in questa occasione non siano stati direttamente coinvolti, sapranno che con questo sistema tirannico non resta loro che mettersi a novanta, utilizzare tanta vasellina e sperare di sentire meno male possibile.

Con affetto.

Il vostro Alessandro Manzoni

NOTA BENE: ogni riferimento a cose, luoghi e persone è puramente casuale e frutto della fantasia dell’autore.
Nessun animale è stato maltrattato durante la stesura del Romanzo.
 
 
 
 
 
 

 

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